Disabilità: cosa cambia con la Legge “Dopo di Noi”?

La legge n.2232 sul “Dopo di noi”, volta a garantire una rete di sostegno ed un futuro adeguato alle persone disabili dopo la dipartita dei genitori, è stata approvata in via definitiva martedì 14 giugno 2016 alla Camera con 312 voti a favore, 64 contrari e 26 astenuti. La norma nasce dal disegno «Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno famigliare». Il testo era stato approvato dal Senato lo scorso 26 maggio con 181 voti favorevoli, 12 astenuti e i voti contrari del Movimento Cinque Stelle. E’ il risultato della sintesi di sei diverse proposte presentate da Pd, Lega, Scelta Civica e Area Popolare. Ad eccezione del Movimento Cinque Stelle, secondo il quale la legge «favorisce assicurazioni e privati».

Al centro delle contestazioni c’è stato soprattutto lo strumento giuridico del trust (che consente al genitore di lasciare i propri beni in gestione ad un soggetto, persona fisica o fondazione, che li amministrerà al momento della propria morte per conto del figlio). Il testo è stato infatti modificato proprio in questa parte (art.6), affiancando al trust altri «negozi giuridici» come i contratti fiduciari. E includendo anche le associazioni non profit e le fondazioni benefiche che operano prevalentemente nel settore della beneficenza nell’accordo tra privati per la destinazione e la gestione del patrimonio.

La legge, che «è volta a favorire il benessere, la piena inclusione sociale e l’autonomia delle persone con disabilità», come riportato nell’articolo 1 del testo, è importante perchè per la prima volta nell’ordinamento giuridico vengono individuate e riconosciute specifiche tutele per le persone con disabilità quando muoiono i parenti che li hanno seguiti fino a quel momento. L’obiettivo della legge è garantire la massima autonomia e indipendenza delle persone disabili, permettendogli per esempio di continuare a vivere nelle proprie case o in strutture gestite da associazioni ed evitando il ricorso all’assistenza sanitaria. Il testo approvato al Senato estende le tutele anche a quei soggetti che pur avendo i genitori ancora in vita non possono beneficiare del loro sostegno. Viene però specificato che «tali misure sono definite con il coinvolgimento dei soggetti interessati e nel rispetto della volontà delle persone con disabilità grave, ove possibile dei loro genitori o di chi ne tutela gli interessi».

La legge si inserisce in un contesto giuridico che solo dal 1992, con la legge 104, ha iniziato a occuparsi di questa materia. Fu proprio questa legge a introdurre la nozione di «disabile grave» ovvero «un soggetto che a causa di una minorazione, singola o plurima, abbia ridotto l’autonomia personale, correlata all’età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente continuativo e globale». Sei anni dopo, nel 1998, con la legge 162 sono stati progettati presso Comuni, Regioni ed enti locali programmi di aiuto alle persone con disabilità. Ma fino ad oggi non vi era nessuna norma specifica per le persone disabili a cui viene a mancare il sostegno familiare.

La legge stabilisce (art.3) la creazione di un fondo per l’assistenza e il sostegno alle persone disabili prive dell’aiuto della famiglia e agevolazioni per privati, enti e associazioni che decidono di stanziare risorse a loro tutela. I soldi del Fondo potranno essere usati per progettare «programmi e interventi innovativi di residenzialità», come il co-housing, e favorire l’indipendenza delle persone con handicap «in abitazioni o gruppi-appartamento che riproducano le condizioni abitative e relazionali» della propria casa. Con questo fondo si potranno anche sostenere progetti per lo sviluppo dell’autonomia delle persone disabili prive di assistenza che non rientrano in queste strutture. Il Fondo è compartecipato da regioni, enti locali ed organismi del terzo settore. Avrà una dotazione di 90 milioni di euro per il 2016, 38,3 milioni per il 2017 e 56,1 milioni dal 2018. I requisiti per l’accesso saranno individuati dal ministero del Lavoro entro sei mesi dall’entrata in vigore del testo. Le Regioni dovranno stabilire i criteri per l’erogazione dei finanziamenti, l’ipotesi di revoca per gli stessi ed il monitoraggio delle attività. Ogni anno, poi, entro il 30 giugno il ministero del Lavoro e delle politiche sociali ha l’obbligo di presentare un report per verificare lo stato di attuazione della legge. Mentre sul tema il Governo dovrà mettere in atto adeguate campagne d’informazione (art. 7).

Le agevolazioni fiscali previste dalla legge sono di due tipi: detrazioni sulle spese sostenute per sottoscrivere polizze assicurative e contratti a tutela delle persone disabili gravi. E ancora, come anticipato, costituzione di trust (per il quale la norma prevede le stesse detrazioni riconosciute alle altre tipologie di rapporti giuridici) su trasferimenti di beni (materiali o immateriali) post-mortem dei familiari ed altri strumenti di protezione legale. Sarà possibile detrarre le tasse sulle spese di queste polizze al momento della dichiarazione dei redditi, dimostrando esplicitamente che la finalità di ogni trasferimento è «l’inclusione sociale, la cura e l’assistenza delle persone con disabilità». Dal 31 dicembre 2016, per i premi assicurativi sul «rischio di morte del genitore, purchè il premio sia destinato alla tutela delle persone con disabilità grave accertata», la detrazione aumenta, da 530 a 750 euro.

Non sono mancate le critiche, durante l’iter legislativo e dopo l’approvazione della norma. Il punto intorno a cui ruota il dibattito sono i finanziamenti. Secondo alcuni, sono troppo pochi e ripartiti in maniera discutibile. Tra questi, insieme al Movimento Cinque Stelle che ritiene che la norma favorisca assicurazioni e privati, ci sono numerose associazioni delle famiglie. In una dichiarazione rilasciata a “Il Fatto Quotidiano”, Sergio Silvestre, presidente di CoorDown (il Coordinamento nazionale associazioni delle persone con la sindrome di Down), ha affermato che la norma “sembra una cornice di una foto scolorita; anche se è sicuramente un passo avanti. Ci aspettavamo maggiori investimenti: in Italia ci sono 257mila persone a rischio emarginazione”. Anche Simona Bellini, responsabile del Coordinamento nazionale famiglie disabili, ha recentemente espresso il proprio disappunto in merito al mancato stanziamento di finanziamenti per aumentare i livelli di assistenza essenziale delle prestazioni sociali.

Posted on 11 agosto 2017 in News

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